Dragonfly 44
Individuata Dragonfly 44, una “galassia fantasma” composta dal 99,99% di Materia Oscura.

I telescopi Keck II e Gemini North hanno individuato Dragonfly 44: una galassia situata nella Costellazione della Chioma di Berenice e composta fino al 99,99% da Materia Oscura. I sorprendenti risultati, ottenuti da un gruppo di ricercatori della Yale University, sono stati pubblicati di recente sulla rivista Astrophysical Journal Letters.

Individuata una “galassia fantasma

Nella Chioma di Berenice sono stati “captati” enormi sferoidi con pochissime stelle e recanti una debolissima luminosità, definiti Ultra Diffuse Galaxy (UDG) o, semplicemente, “galassie-libellula“. Gli stessi sono stati osservati grazie al Dragonfly Telephoto Array, una sofisticata tecnologia capace di rilevare sorgenti assai deboli.

Pertanto, l’incredibile oggetto dello studio è proprio una “galassia fantasma“, che si trova a circa 300 milioni di anni luce dalla Terra e che presenta una massa pari a 1000 miliardi di volte quella del Sole. A individuarla sono stati i telescopi Keck II e Gemini North, collocati entrambi sul monte Mauna Kea nelle Hawaii.

I dati raccolti provengono da ben 33,5 ore di osservazione dello spettrografo multi-oggetto DEIMOS, DEep Imaging Multi-Object Spectrograph, montato su Keck II. Lo strumento ha permesso agli astronomi di determinare la velocità con cui le stelle si muovono nella misteriosa galassia. Difatti, le medesime si muovono sfruttando la forza emessa dal campo gravitazionale generato dalla massa complessiva interna, indipendentemente dalla natura di quest’ultima.

Servendosi anche dello spettrometro GMOS, Gemini Multi-Object Spectrometer, posizionato invece sul telescopio Gemini, gli esperti sono riusciti a individuare gli ammassi globulari che orbitano attorno al nucleo di Dragonfly 44. Considerando che le stelle presenti in questa “galassia fantasma” rappresentano circa lo 0,01% della massa totale e che la materia si manifesta sotto forma di gas, gli esperti presumono che la restante porzione, ovvero il 99,99%, sia composta da materia invisibile.

Cosa si intende per “Materia Oscura“?

Chiamata dagli scienziati con l’appellativo Dragonfly 44, la suddetta galassia è riuscita a passare inosservata alla sofisticata strumentazione degli astronomi a causa della sua scarsa luminosità. Difatti, questo abnorme insieme di stelle, sistemi, ammassi e associazioni stellari, gas e polveri – che sono legati tra loro da una potente forza gravitazionale – presenta soltanto 1/100 di stelle di cui è composta la Via Lattea.

La cosmologia definisce con il termine di “Materia Oscura” un’ipotetica componente di materia non osservabile in quanto non in grado di emettere alcuna radiazione elettromagnetica. Tuttavia, essa può manifestarsi attraverso gli effetti gravitazionali e gli scienziati ipotizzano che tale materia costituisca circa il 90% della massa presente nell’Universo. Un dato impressionante, emerso dalle rilevazioni cosmologiche, che mette al primo posto questa materia invisibile a scapito della materia ordinaria.

Alla ricerca di particelle di “Materia Oscura” nello spazio

Questa scoperta apre una nuova finestra su una nuova classe di oggetti massivi, che possiamo analizzare più facilmente grazie al potere esplorativo di telescopi sempre più potenti. In definitiva, ciò che vogliamo davvero è capire che cos’è la materia oscura. Gli astronomi sono in piena corsa alla ricerca di galassie massive oscure che risultano, addirittura, più vicine di Dragonfly 44“, ha dichiarato Pieter van Dokkum, ricercatore presso la Yale University.

Pertanto, questa “galassia fantasma” spalanca le porte a un nuovo progetto, il cui obiettivo è cercare deboli segnali che possano ricondurre all’eventuale presenza di qualche particella di materia oscura nello spazio. “Sappiamo che il moto delle stelle – spiega l’esperto – ci dice quanta materia sia presente in una determinata porzione del cosmo“.

Difatti, qualora gli scienziati riuscissero a rilevare nuove galassie nel Sistema Solare, aventi le medesime caratteristiche di Dragonfly 44, potrebbero finalmente studiarne “da vicino” la loro natura e la loro evoluzione fino a identificare la “famigerata particella” di cui è composto gran parte del nostro Universo.