impronte digitali
La polizia del Michigan ha replicato le impronte digitali di un uomo morto, grazie a una stampante 3D per sbloccare lo smartphone della vittima.

La polizia dello Stato Federale del Michigan ha replicato le impronte digitali di un uomo assassinato brutalmente, grazie all’utilizzo di una stampante 3D. L’operazione risulta indispensabile per portare avanti le ricerche: sbloccando lo smartphone della vittima, gli investigatori potranno avere accesso alle informazioni personali registrate dal dispositivo.

A mali estremi, estremi rimedi. Infatti, quello che è accaduto negli Stati Uniti ha davvero dell’incredibile. Qualche settimana fa, il docente universitario Anil Jane, insegnante presso la Michigan State University, è stato contattato dalla polizia locale per riprodurre l’impronta digitale di un uomo morto. La modalità scelta dagli inquirenti sarebbe stata molto interessante: il professore avrebbe esaudito la loro richiesta mediante l’impiego di un sofisticato software, nonché di una tecnologia ormai diffusa e attiva, soprattutto, nel settore della produzione.

Malgrado al momento si sappia davvero poco su questa singolare vicenda, in quanto le indagini sull’omicidio risultano ancora in corso, Anil Jane non ha esitato molto prima di rivolgersi alla stampa. Fin da subito, l’uomo ha precisato che la replica dell’impronta sarebbe legata alla vittima e non al suo carnefice. Chiaramente, tale impronta non sarebbe stata prelevata direttamente dal cadavere, ma da un documento archiviato in passato. Infatti, il caso ha voluto che l’uomo ucciso avesse maturato dei precedenti penali, che hanno facilitato le indagini condotte dalla polizia.

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Una riproduzione fedele delle impronte digitali grazie a una stampante 3D

Tuttavia, a oggi, lo smartphone della vittima non è stato ancora sbloccato. Secondo quanto si apprende dalla testate giornalistiche, gli esperti hanno a disposizione la riproduzione di tutte e dieci le falangi distali delle mani. Nel corso delle prossime settimane, tali dati verranno perfezionati grazie all’applicazione di particelle metalliche che avranno il compito di simulare l’effetto conduttivo della pelle umana. Dunque, queste componenti chimiche dovranno cercare di eludere i sensori per la lettura delle impronte digitali, integrati nel dispositivo mobile della vittima.

La scansione sarà affidata a un software di modellazione e, in seguito, i dati raccolti verranno trasmessi a una stampante 3D al fine di creare una riproduzione fedele alla mano dell’uomo assassinato.

Una tecnologia di supporto, ma…

Qualora il sotterfugi dovesse rivelarsi ottimale per accedere facilmente ai dati personali dell’utente, potrebbero essere messi in discussione i livelli di sicurezza legati a questa innovativa tecnologia che sta soppiantando il metodo tradizionale, composto dall’immissione di PIN e password, con la lettura delle impronte digitali.

Ma non solo. In futuro, questo sistema potrebbe anche supportare le indagini investigative senza ricorrere alla necessaria collaborazione dell’imputato per il confronto dei dati.