server
Pikachu, il pokemon più raro e amato da tutti

Gli hacker di OurMine colpiscono ancora! Questa volta nel mirino del “security group”, così come si sono definiti quelli di OurMine, è finito proprio il fenomeno del momento Pokemon Go e il server di Niantic, insieme all’account Twitter di Shuhei Yoshida, presidente di Sony Interactive Entertainment Worldwide Studios.

A poche ore dall’uscita di Pokemon Go, infatti, i server hanno ceduto lasciando a bocca asciutta milioni di fan. Inizialmente si pensava che i server non avessero retto l’orda di allenatori pronti a cacciare ogni Pokemon possibile, ma poi solo successivamente, con una rivendicazione del gruppo di hacker OurMine, si è scoperto un vero e proprio attacco DDoS ai danni dei server di Niantic.

Ma non solo, a essere preso di mira dal gruppo di hacker denominato OurMine – il cui vero scopo, sostengono, sia quello non di danneggiare ma di mettere alla luce falle nella sicurezza – è stato il profilo Twitter di Shuhei Yoshida, il capo di Sony Interactive Entertainment Worldwide, noto per essere molto attivo su Twitter.

Leggi anche:  Intel Core a rischio di attacchi hacker

yoshida-sony-hacker-ourmine-twitter

Ma anche PoodleCorp, che sostiene di essere affiliato con Lizard Squad e altri gruppi hacker, insiste nel sostenere di essere dietro l’attacco ai serve di Pokemon Go: XO, il presunto leader di PoodleCorp, ha affermato infatti che “Saranno down i server di Pokémon Go per tutto il giorno il primo agosto”.

Dall’altro lato, invece, Niantic si è difesa dichiarando che il blocco dei server è stato causato dall’elevato numero di giocatori: “A causa del numero incredibile di download di Pokémon Go, alcuni Allenatori stanno sperimentando problemi di connettività del server. Non ti preoccupare, il nostro team sta lavorando per risolvere il problema”.

In ogni caso gli hacker di PoodleCorp continuano a sostenere di essere responsabili del blocco dei server, avvenuto sabato 16 luglio, con un attacco (DDoS) Distributed-Denial-of-Service. Lo stesso tipo di attacco avvenuto a Natale 2014 contro PlayStation Network e Xbox Live.