pianeta
HD 131399ab è quattro volte più grande di Giove e si trova nella costellazione del Centauro

Esiste un pianeta a 340 anni luce dalla Terra, dove un oggetto può proiettare tre ombre diverse, una pioggia di ferro cade dal cielo e alba e tramonto sono sorprendente variabili perché a volte c’è solo un sole, a volte due, altre volte tre.

HD 131399ab si trova nella costellazione del Centauro ed è quattro volte più grande di Giove. Esso ruota attorno a una delle stelle che fanno parte di un sistema triplo, una gigante blu-bianca grande quasi il doppio del Sole. Attorno ad esso ruotano anche altre due stelle più piccole che, vicine tra loro, creano un paesaggio solare che muta continuamente.

“Non possiamo affermare con sicurezza che il sistema sia stabile e non finisca per espellere il pianeta in un prossimo futuro”, ha dichiarato Kevin Wagner, studente di dottorato all’Università dell’Arizona, che ha scoperto il sistema. HD 131399ab, infatti, è uno dei pochi che è stato osservato direttamente, grazie allo strumento SPHERE montato sul VLT (Very Large Telescope).

Ma HD 131399ab rischia un triste destino: sistemi di questo tipo devono, infatti, mantenere un delicato equilibrio tra le dinamiche orbitali e la composizione dei pianeti; se questo equilibrio si rompe, i pianeti si possono o disintegrare, se vengono attirati verso le stelle che orbitano l’una intorno all’altra, o essere espulsi dal sistema, e ritrovarsi a vagare per in eterno nel buio della galassia.

Per il momento l’orbita del pianeta non è stata ancora determinata con precisione, quello che si sa per ora è che come Giove e Saturno, HD 131399ab ha un’atmosfera composta in prevalenza da idrogeno ed elio, con l’aggiunta di un po’ d’acqua e metano ed è stranamente privo di nubi, spiega Kevin Wagner.

“I suoi cieli sembrano perlopiù limpidi, o al massimo parzialmente nuvolosi”, spiega lo studente aggiungendo che forse negli strati più profondi dell’atmosfera è possibile che si stiano formando nuvole di particelle di silicati. “E ai livelli più bassi sarà ancora più caldo, per cui gocce di ferro si potrebbero condensare fino a formare una pioggia vera e propria”.