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In Antartide, buco dell’ozono regredisce

Finalmente buone notizie – in controtendenza – dal fronte Antartide: il buco dell’ozono comincia a ridursi. Lo riferisce una ricerca condotta dal Massachusetts Institute of Technology (Mit), i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science.

Un team di ricercatori segnala questa sorprendente buona notizia di un trentennale problema ambientale. Il fantomatico buco dell’ozono antartico, identificato a metà degli anni ’80, ha concentrato su di sé l’attenzione dell’opinione pubblica come poche altri notizie ambientali. Oggi, questo buco sta iniziando a “guarire.”

Se si usa l’analogia medica, prima il paziente sta male, quindi riesce a stabilizzarsi e, poi – ed è questa la cosa davvero incoraggiante – inizia a migliorare“, ha spiegato lo scienziato atmosferico del MIT Susan Solomon, autore principale dello studio ed ex co-presidente del gruppo intergovernativo di esperti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Il cosiddetto “buco” rappresenta una regione della stratosfera sopra l’Antartide, tra i 10 e i 25 chilometri di altitudine, dove “l’ozono viene distrutto completamente“, spiega Solomon. Tuttavia, alcune tracce di ozono rimangono al di sopra e al di sotto di questa regione, pari a una perdita del 40 o 50 per cento di ozono atmosferico complessivo in una vasta area d’aria.

La sua superficie è stimata a circa 4 milioni di chilometri quadrati. La sua presenza garantisce al nostro pianeta una protezione dalle radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole. Ciò fa sì che la nostra saluta ne benefici, essendo protetta la pelle e preservandola da tumori, carcinomi e melanomi.

I risultati cui si è giunti oggi, spiegano gli scienziati, sono dovuti alla progressiva diminuzione di emissioni di sostanze chimiche nocive disperse nell’atmosfera. A seguito del Protocollo di Montreal, dettato nel 1987, si decise di seguire una serie di ferree norme per bloccare la dispersione di CFC nell’aria (clorofluorocarburi). Solo alcuni Paesi si opposero, la Cina e l’URSS. Ma nel 1990 oltre 90 Stati aderirono a questa decisione.

Il problema dell’ozono e la questione del clima sono stati a lungo congiunti, non solo perché sono entrambi i problemi che coinvolgono i beni comuni globali atmosferici o perché i clorofluorocarburi sono anche gas serra, ma anche perché sono emersi nella coscienza pubblica nello stesso momento. Lo si è visto nei tanti sforzi congiunti attuati a seguito dei sempre più numerosi allarmi climatici.