realtà virtuale
Riabilitare grazie a Cave, un ambiente per la realtà virtuale

Riabilitare attraverso la realtà virtuale. È il progetto di ricerca eseguita presso IRCCS Auxologico Italiano, un istituto specializzato nella ricerca di terapie riabilitative. E gli studi l’hanno condotto alla realizzazione di Cave, ovvero un ambiente nel quale verranno attuati programmi virtuali a sostegno dell’intervento terapeutico.

Il Cave costituisce uno strumento straordinario per la riabilitazione nel post ictus, nelle fasi iniziali della demenza senile o per la cura di malattie come il Parkinson. Grazie a questa tecnologia è infatti possibile, ad esempio, facilitare il ritorno a casa dell’anziano, simulando situazioni di vita quotidiana ma in un ambiente controllato”, spiega Marco Stramba-Badiale, direttore del Dipartimento Geriatrico-Cardiovascolare e del Laboratorio Sperimentale di Ricerche di Riabilitazione e Medicina Cerebrovascolare dell’Auxologico di Milano.

Cosa è “Cave”

Se in inglese il termine significa grotta, nella pratica di questo progetto assume i connotati di una stanza virtuale dove si sperimenta la Telepresenza Immersiva Virtuale (TIV). Al suo interno, quindi, è possibile alcuni scenari tipici nel corso della riabilitazione dei disturbi cognitivi nelle fasi iniziali. Nello specifico, quelli conseguenti a ictus e Parkinson, ma anche psicologici come ansia, fobie, stress.

L’efficacia di tale approccio ha come obiettivo quello di riabilitare alcune funzioni compromesse. Il paziente, in tal modo, potrà beneficiare di un supporto terapeutico decisamente innovativo poiché lo proietta in una realtà vera. All’interno di Cave, infatti, l’individuo sarà sottoposto a sollecitazioni cognitive, uditive e visive. Sarà la sua visione 3D stereostopica, che si avvale di un sistema di tracciamento della posizione, a fornire una corretta lettura degli spazi, dei volumi e delle distanze. Il tutto, però, proiettato su schermi ad hoc.

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L’applicazione a fini terapeutici è la nuova frontiera della realtà immersiva”, ha dichiarato Filippo Rizzante, CTO di Reply, che ha contribuito al progetto grazie alle proprie competenze specializzate proprio nella progettazione di sistemi di realtà virtuale. Cave, infatti, è stato realizzato in intesa con il Ministero della Salute e con un finanziamento di circa 1 milione di euro.

La si definisce cybertherapy. E, probabilmente, è così. Ma se la realtà virtuale, oltre al divertimento e allo svago, trova spazio anche nella riabilitazione e in campo medico, il risultato è sorprendente e auspicabile.