Sonda Rosetta
La sonda Rosetta ha individuato tracce di fosforo e di glicina sulla superficie della cometa 67P Churyumov-Gerasimenko.

L’ESA – Agenzia Spaziale Europea – ha recentemente comunicato che la sonda Rosetta sia riuscita a individuare tracce di fosforo e di glicina sulla superficie della cometa 67P Churyumov-Gerasimenko. Si fa riferimento a due elementi presenti nel DNA e nelle membrane cellulari e ritenuti fondamentali per garantire la presenza della vita.

Per la prima volta nella storia, due molecole organiche sono state osservate sulla superficie di una cometa senza che gli scienziati potessero nutrire il sospetto di una possibile contaminazione esterna. Il merito va attribuito alla sonda Rosetta e al suo lander Philae, atterrati sulla cometa 67/P Churyumov-Gerasimenko nel 2014, dopo ben dieci anni di viaggio e ben 6,5 miliardi di chilometri percorsi.

La scoperta scientifica risulta avere un impatto rivoluzionario nelle conoscenze astrofisiche finora detenute per tentare di comprendere come abbia avuto origine il nostro pianeta. “Sapevamo già che la glicina potesse essere assemblata nelle prime fasi di formazione del sistema solare. Ne avevamo anche trovata traccia in alcuni meteoriti e in un campione di polvere di cometa, portato a Terra dalla Nasa nel 2009. Ma avevamo il dubbio che i materiali fossero stati contaminati da noi. Questa volta abbiamo osservato la coda della cometa senza toccarla, misurando le emissioni del suo spettro. Siamo sicuri di avere dati affidabili” ha spiegato Roberto Battiston, attuale Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana.

Nello specifico, stiamo parlando di due sostanze ben distinte e indispensabili per il funzionamento del nostro organismo. Il fosforo: un componente fondamentale per la struttura ossea e un elemento portante della doppia elica del DNA e delle membrane cellulari. E la glicina: un amminoacido non polare, coinvolto nella sintesi del DNA, che risulta il più semplice dei 20 amminoacidi ordinari che compongono le proteine.

Dunque, la glicina risulta un elemento molto difficile da rilevare a causa della sua natura non reattiva: infatti, sublimando a poco meno di 150 °C, essa non viene rilasciata dalla superficie della cometa: “Vediamo una forte correlazione tra glicina e polvere, il che suggerisce che probabilmente essa è stata rilasciata dal mantello ghiacciato, forse insieme ad altre sostanze volatili” ha precisato Kathrin Altwegg, studiosa della sonda Rosina e principale autrice dello studio, pubblicato sulla rivista “Science“. Inoltre, l’ingegnere aeronautico ha aggiunto che “La presenza simultanea di altri elementi, come la metilammina e l’etilammina, e la correlazione tra polvere e glicina suggerisce come si è formata la glicina“, ovvero in assenza di acqua liquida.

Secondo una delle teorie elaborate per spiegare la nascita della Terra primordiale, le molecole organiche si sarebbero formate nello spazio, grazie alla presenza del Sole e dell’acqua, andando a costituire, mano a mano, pianeti e comete. Diversi anni più tardi, questi corpi avrebbero incominciato a disgregarsi e a scontarsi tra di loro: da tali impatti sarebbero nate una serie di masse che, lentamente, hanno costituito il nostro e molti altri pianeti del Sistema Solare.

Eppure, Roberto Battiston mette in discussione la probabilità che da queste strutture possa essersi evoluta la vita così come la conosciamo noi: “La scoperta ci induce a pensare che, su tempi e dimensioni propri dell’universo, la vita possa essere abbastanza comune. Processi, come quello osservato da Rosetta, possono essersi verificati anche altrove. Oggi sappiamo che la Terra sia meno speciale di quanto credessimo. Dagli anni ’90 abbiamo scoperto molti pianeti che orbitano attorno a una stella proprio come il nostro pianeta“.

Non sarebbe dello stesso parere Matt Taylor, studioso presso l’ESA: “La moltitudine di molecole organiche, in precedenza individuate dalla sonda, e l’entusiasmante conferma di ingredienti fondamentali come la glicina e il fosforo confermano la nostra idea che le comete abbiano giocato un ruolo importante nella chimica prebiotica” e, in seguito, ha aggiunto: “Dimostrare che le comete siano serbatoi di materiale biologico primitivo, all’interno del sistema solare, era uno degli obiettivi principali della missione Rosetta. Pertanto, siamo soddisfatti di questo risultato“.