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Penetrare la Corea del Nord con i droni

Un attivista della Corea del Nord, che ha lasciato il Paese nel 2004, ha ammesso per la prima volta che la sua organizzazione sta usando i droni per entrarvi di nascosto. La missione è quella di provvedere all’intrattenimento di una popolazione che vive repressa dal regime.

Con l’aiuto della Fondazione per i Diritti Umani, l’attivista Jung Kwang e le sue coorti hanno utilizzato droni hexacopter per trasportare schede SD e unità USB nel Paese. Gli stick di memoria sono provvisti di film, musica e accesso gratuito a Internet. Jung afferma che il suo gruppo, il cui nome ha in sé la sua filosofia, No Chains, non è nuovo ad imprese del genere. Tanto che sono stati attivi nel contrabbando di importazioni illegali dall’inizio del 2015, nel tentativo di aiutare i cittadini del Paese.

Dal lancio dello scorso anno, No Chains e la Fondazione per i Diritti Umani sono riusciti con successo a far penetrare oltre 1.000 schede SD e unità flash in Corea del Nord. I dettagli che circondano le loro attività – inclusi i Paesi dai quali lanciano i droni e le relative sedi dislocate – non sono stati divulgati per motivi di sicurezza.

Kwang ritiene che l’idea di utilizzare gli UAV gli è venuta dopo aver appreso del programma di fornitura droni di Amazon. La fondazione ha accettato di finanziare il gruppo poiché coinvolta nella missione di sfidare la presa dittatoriale del Paese sui suoi cittadini. “Il regime sta cercando di evitare la trasmissione di soap opera, film di Hollywood e altro”, hanno fatto sapere.

Anche se gli attivisti in precedenza hanno discusso sui vantaggi di impiegare droni per diffondere messaggi esterni in Corea del Nord, è pur vero che in precedenza si era fatto affidamento su metodi più antiquati. In passato, i sudcoreani usarono le trasmissioni radio e rilasciato palloncini che trasportano opuscoli nel Paese con l’obiettivo di comunicare con i propri vicini.

Oggi, quindi, il regime pare si sfidi a suon di droni e USB.