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Google ha presentato il brevetto di un cofano adesivo per le driverless.

Il colosso di Mountain View ha depositato un brevetto molto particolare: un cofano adesivo in grado di “incollare” al veicolo il pedone investito. Si tratta di una tecnologia progettata per salvare la vita delle persone in caso sinistri stradali provocati dalle Google Car. Grazie all’applicazione di questa superficie adesiva, sarà possibile evitare che lo sfortunato venga scaraventato altrove durante l’impatto con l’automobile.

Se da un lato Big G punta alla tecnologia, dall’altro intende salvaguardare la salute dei cittadini. Lo ha dimostrato nella giornata di martedì 17 maggio 2016, quando l’azienda ha depositato un brevetto che si offre come soluzione per limitare i danni causati dalla violenza d’urto e dal rimbalzo a terra, o contro altri mezzi, del soggetto che viene accidentalmente investito da una driverless.

Secondo i primi rumors, Google avrebbe intenzione di sviluppare un cofano dalle proprietà collose, la cui vernice di carrozzeria avrebbe il compito di proteggere la superficie adesiva sottostante. Chiaramente, si parla di un rivestimento protettivo al fine di impedire che detriti, polveri e quant’altro vengano trattenuti sulla vernice dell’automobile quando la stessa si trovi in movimento. Dunque, a seguito dell’impatto, lo strato esterno della carrozzeria verrebbe meno incollando al cofano il pedone e, al contempo, impedendo al medesimo di essere catapultato sull’asfalto.

L’idea di catturare sul frontale del veicolo il malcapitato di turno non è del tutto nuova. Nel 1974, la casa automobilistica British Leyland realizzò ben cinque prototipi composti da una sorta di gabbia che impediva al soggetto investito di finire sotto le ruote della macchina o di essere proiettato in avanti. Lo strumento entrava in funzione attraverso una molla, a sua volta attivata dallo scontro. Tuttavia, i test di prova non portarono a risultati positivi.

E non è un caso che il brevetto di Google faccia sorgere alcuni dubbi legati alle controindicazioni di questo presunto metodo preventivo. In primo luogo, lo strato sottile di vernice, che riveste il collante, quanto sarebbe resistente? In effetti, basterebbe il lancio di una pietra o di un qualsiasi altro oggetto per rompere la superficie della carrozzeria e scoprire la zona adesiva, attirando a sé eventuale sporcizia. In secondo luogo, la posizione innaturale assunta dal pedone, rimasto incollato al cofano, aumenterebbe l’entità dei danni fisici? Infatti, bisognerebbe tener conto soprattutto delle forze in gioco, come l’accelerazione e la decelerazione dell’auto driverless, che potrebbero lesionare la struttura ossea e gli organi interni del corpo. Infine, nella peggiore delle ipotesi, cosa succederebbe alla persona qualora la selfdriving car finisse contro un altro ostacolo? Probabilmente, la vittima ne rimarrebbe schiacciata e morirebbe sul colpo.

Non vogliamo essere catastrofici, ma dobbiamo anche riflettere sui possibili danni che potrebbero sorgere dall’utilizzo di questa tecnologia. Speriamo di potervi aggiornare quanto prima su questo sperimentale progetto di Mountain View.