touch id
Autorizzazione a sbloccare iPhone con il Touch ID

Per la prima volta in un caso federale, l’FBI ha il via libera per chiedere al sospettato di usare l’impronta digitale per sbloccare un iPhone utilizzando l’ID Touch. Il  Los Angeles Times riporta che un giudice federale ha firmato un mandato che consentirebbe proprio l’agenzia governativa di “costringere” il sospettato di un eventuale caso di furto di identità di sbloccare il device appena 45 minuti dopo il suo arresto.

Non sembra, dunque, avere fine la diatriba che vede contrapposte FBI e Apple. Nella fattispecie, pare che le autorità abbiano ottenuto un mandato di perquisizione nei confronti della fidanzata di un presunto membro di una banda di ladri, “costringendola” ad usare l’impronta digitale per sbloccare un iPhone che era stato sequestrato. L’FBI ha chiesto ed ottenuto il via libera a procedere nei confronti di Paytsar Bkhchadzhyan, una donna di 29 anni con una serie di condanne penali, che ora sembra coinvolta in diversi crimini di furto di identità.

Il mandato è coerente con un caso avvenuto nel 2014. A seguito del quale si stabilì che, mentre i codici di accesso sono protetti dal 5° Emendamento contro l’autoincriminazione, le impronte digitali al contrario non ne fanno parte. Gli esperti legali, tuttavia, hanno opinioni diverse.

Le impronte digitali sono attualmente considerate dalla legge come “prove reali o fisiche”, il che comporta che l’applicazione della legge significa avere il diritto di accedere ad esse senza un mandato. Ciò nonostante, alcuni professori di legge sostengono che questo aspetto è ormai superato, visto che le impronte digitali sono in grado di fornire l’accesso ai dati incriminanti. “Non si tratta di impronte digitali e lettori biometrici“, spiega Susan Brenner, professore di diritto presso l’Università di Dayton, dove studia il nesso tra tecnologia digitale e diritto penale. Piuttosto, “è il contenuto di quel telefono ad essere realmente compromettente“.

Altri esperti in merito, invece, non sono d’accordo. Albert Gidari, esperto di privacy presso il centro della Stanford Law School for Internet and Society, ha dichiarato che il mandato dell’FBI potrebbe non violare il 5° Emendamento. “A differenza del dover essere costretti a rivelare i codici di accesso, [con le impronte digitali] non si è costretti a parlare o a dire ciò che si ha ‘in mente’ alle forze dell’ordine“, sostiene Gidari.

Insomma, a quanto pare, negli Stati Uniti, essere costretti a “mettere il dito” sul sensore di impronte digitali non sarebbe costrizione e violazione della privacy. Come recepirà la legge europea lo stesso problema in merito?