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L’industria tecnologica cresce fortemente, ma deve puntare sulle competenze delle donne per ottenere risultati migliori.

Secondo una ricerca condotta dal “Center for Work-Life Policy“, il 56% delle donne – inserite nell’ambito dell’industria tecnologica – rischia di perdere il proprio posto di lavoro prima di raggiungere una qualifica di alto livello. Infatti, l’acquisizione di maggiori competenze professionali costringe le aziende a ricorrere al licenziamento per risparmiare sui costi delle dipendenti. Tuttavia, il settore dell’informatica dovrebbe puntare sulle competenze femminili per ottenere risultati migliori.

L’industria della tecnologia sta mostrando una serie di difficoltà nel trattenere personale femminile qualificato all’interno del proprio organico. E malgrado si tratti di un settore in costante crescita, quindi pronto a offrire mille opportunità in termini di occupazione, non esita a mostrare ancora un pizzico di ostilità nei confronti del gentil sesso.

Il rapporto stilato da “U.S. Bureau of Labor Statistics” informa che gli Stati Uniti saranno in grado di garantire circa 1,4 milioni di posti di lavoro, entro il 2020, nell’ambito informatico. Tuttavia, due terzi di queste posizioni potrebbero risultare vacanti in quanto le società sarebbero prive di misure volte a incoraggiare il mantenimento di donne talentuose, che siano pronte ad assumere la conduzione di ruoli di leadership.

NCWIT ha rilevato che i team di ricerca promiscui, ovvero composti da una compagine maschile e femminile, siano in grado di produrre dal 26% al 42% di brevetti tecnologici. Un ulteriore studio, che ha preso in esame oltre 100 squadre in 21 aziende, ha evidenziato come tali gruppi siano più propensi alla sperimentazione e alla creazione di sistemi innovativi di successo.

Dunque, non ci sono dubbi sul fatto che un team eterogeneo possa ottenere un rendimento migliore nei profitti. E questa tesi viene ampiamente supportata da ulteriori report. Infatti, sempre nel territorio americano, 500 imprese a conduzione “rosa” recano un ritorno sul capitale investito pari al 66%. Inoltre, gli statisti Dezsö e Ross hanno verificato che oltre 1.500 aziende statunitensi scelgano di supportare una strategia di business basata, soprattutto, sulla rappresentanza femminile nelle posizioni ai vertici.

Pertanto, per favorire e valorizzare le capacità delle donne, le tech industrie dovrebbero puntare su un ambiente di lavoro equo, uniforme e aperto all’avanzamento e, non da ultimo, capace di garantire una giusta ricompensa. Attualmente, il gentil sesso guadagna 0,73 centesimi di dollari in meno rispetto agli uomini raggiungendo un divario pari a 333 $ a settimana e a 17.316 $ nel corso di un anno lavorativo.

Eppure, dagli studi è emerso che le donne siano meno propense degli uomini a chiedere mansioni che implicano responsabilità. Pertanto, questo elemento favorirebbe l’ascesa maschile nella direzione delle aziende ostacolando, in un certo senso, la crescita qualificativa delle donne e limiterebbe un’eventuale promozione professionale.

Per migliorare le condizioni del posto di lavoro, molte società dovrebbero staccarsi dai pregiudizi e riconoscere, finalmente, l’importanza del contributo femminile nell’ambito informatico; e ricordare, inoltre, che le nuove tecnologie sono nate per semplicare la vita delle persone, in particolare quella delle donne: basti pensare all’uso degli elettrodomestici, progettati per agevolare notevolmente le faccende domestiche.

E, allora, chi meglio del gentil sesso potrebbe apportare idee di successo alla tecnologia?