Garante Privacy
Il Garante Privacy italiano ha chiesto a Facebook di essere più trasparente con i dati degli utenti e di intervenire per eliminare gli account falsi.

In Italia, il Garante Privacy ha chiesto a Facebook di prendere provvedimenti sull’attivazione di falsi account, creati per estorcere denaro o per molestare gli altri utenti. Inoltre, l’Autorità italiana ha invitato il social network a fornire una maggiore trasparenza riguardo ai dati raccolti, comunicando ai legittimi proprietari eventuali furti di foto, video e altre informazioni sensibili.

C’è sempre una prima volta. Infatti, per la prima volta nella storia, il Garante Privacy italiano ha deciso di affrontare Mark Zuckerberg per risolvere alcune questioni spinose legate alla tutela della persona. L’Organo, impegnato nel rispetto della privacy e della sicurezza dei cittadini, ha voluto accogliere il ricorso di un irlandese che aveva segnalato a Facebook di essere stato vittima di minacce, di tentativo di estorsione, di sostituzione di persona e di indebita intrusione nel proprio account da parte di un altro utente, con il quale aveva intrattenuto una corrispondenza online di carattere confidenziale.

L’imbroglione aveva diffuso sulla piattaforma una serie di fotomontaggi e video falsi che ritraevano il malcapitato in situazioni gravemente lesive del proprio onore e decoro, come presunte performance sessuali con minori. Pertanto, la vittima aveva chiesto a Facebook Ireland di intervenire sui dati presenti sul proprio profilo e su quello fake; e di cancellare tutte le informazioni caricate sull’account fraudolento.

Il social network, seguendo le orme di Ponzio Pilato, se ne sarebbe lavato le mani fornendo una risposta del tutto inadeguata e limitandosi a bloccare il profilo dell’impostore. Dunque, Facebook avrebbe comunicato all’utente alcune istruzioni per accedere ai dati personali attraverso il servizio “self-service“. Nello specifico, si trattava di direttive composte da codici, numeri e sigle assai difficili da decifrare.

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L’interessato ha così deciso di interpellare l’Autorità nostrana, la quale ha dovuto prima verificare la possibilità di poter applicare la normativa italiana al caso. Il Garante Privacy, appellandosi sulla presenza di Facebook in Italia come organizzazione stabile – Facebook Italy -, ha fatto leva su come le attività di quest’ultima fossero “inestricabilmente connesse” con quelle della sede irlandese.

Secondo il “Codice in materia di protezione dei dati personali” (Dlgs 196/2003), il ricorrente ha diritto a conoscere tutti i dati che lo interessano e che sono contenuti nei profili Facebook attivati a suo nome, compresi quelli illeciti. Tali informazioni sensibili devono essere notificate, necessariamente, in forma intellegibile.

Nel frattempo, l’Organo ha chiesto alla piattaforma di inibire qualsiasi trattamento dei dati imputati, ma non di cancellarli perché essi potrebbero rappresentare delle prove concrete in tribunale.