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Google, arrivano le accuse di Margrethe Vestager, a causa della pressione esercitata sui produttori

Google ed Android sono finiti nuovamente sotto la lente della commissione europea per la concorrenza. Il colosso americano è accusato di aver esercitato pressione sui produttori di smartphone e tablet, al fine di dotare i propri dispositivi del servizio di ricerca predefinito “Google search”.

A seguito di quanto vi abbiamo riportato nella giornata di ieri, questa mattina, la commissione europea ha aperto ufficialmente un’indagine nei confronti di Google, che se dovesse confermare i sospetti, potrebbe accollare una sanzione alla società di circa 7 miliardi di euro, vale a dire il 10% del proprio fatturato annuale.

L’accusa riguarda la pressione esercitata da Big G sui fabbricanti di smartphone e tablet. In particolare, il fatto che, se le case produttrici vogliono “montare” sui propri device il sistema operativo Android, di proprietà del gruppo di Mountain View, esse devono anche obbligatoriamente proporre ai propri clienti lo store ed il motore di ricerca ufficiali di Google.

Google sotto accusa, le dichiarazioni della commissione europea

Nella mattinata di oggi, dunque, mediante una conferenza stampa, la commissione europea ha dichiarato: « Nei suoi contratti con i fabbricanti di dispositivi, Google ha subordinato l’ottenimento della licenza del Google Play Store, alla pre-installazione di Google Search, come motore di ricerca predefinito del device ». La commissione ha poi continuato: « Sempre in questi contratti con i fabbricanti, Google ha anche richiesto la pre-installazione del proprio browser web “Chrome”». 

Un contrasto evidente alla concorrenza di altri motori di ricerca e navigatori web, soprattutto se si considera che Android domina ben l’82% del mercato mondiale degli smartphone. Infatti, solo nel 2015, sono stati oltre 1 miliardo e 160 milioni i dispositivi con l’OS del robottino verde, venduti nel mondo. Ma la tendenza sembra doversi accentuare sempre più, grazie ad un calo delle vendite di Windows Mobile e nonostante, in una recente inchiesta americana, sia risultato che la maggior parte dei giovani desidera avere un iPhone come suo prossimo terminale.

D’altro canto, però, Google ora rischia (oltre alla pesante sanzione) di perdere, da un lato, una parte degli introiti derivanti dalla pubblicità, a causa della riduzione del numero di utenti che utilizzeranno il suo servizio di ricerca; e dall’altro una parte dei profitti concernenti l’acquisto delle applicazioni tramite il suo store ufficiale.

Il colosso americano ha rigettato, per il momento, ogni singolo capo d’accusa ed ha insistito sul fatto che i suoi utenti sono sempre liberi di poter installare, disinstallare e riorganizzare il proprio terminale, come più gli aggrada. La vicenda sicuramente evolverà nel corso delle prossime settimane, rimanete connessi per ulteriori informazioni in merito.