Google Brain
Il primo allunaggio, condotto da Neil Armstrong nel 1969, avrebbe avvicinato l’inventore di Google Brain allo studio dell’intelligenza artificiale.

E’ soltanto un ragazzino, quando capisce che l’essere umano è dotato di un ingegno straordinario. A suggerirgli che deve impegnarsi – assolutamente – nell’ambito della ricerca tecnologica è una vecchia fotografia che ritrae il primo sbarco sulla Luna. Qualche anno più tardi, Quoc Le finirà per contribuire alla nascita di Google Brain, diventando il pioniere dell’intelligenza artificiale.

Fino all’età di nove anni, il “cervello di Google” ha vissuto a Thuy Duong, un piccolo villaggio del Vietnam, a quel tempo privo di energia elettrica. La sua infanzia, caratterizzata da stenti e fatiche, rendeva quasi impossibile auspicare in un futuro migliore. Poi, un giorno, è arrivata un’immagine di un astronauta che ha cambiato, per sempre, il modo di vedere le cose.

Mi sono posto una domanda: l’uomo non è l’animale più veloce della terra e non è nemmeno in grado di volare. Eppure, in qualche modo, è riuscito a raggiungere la Luna. Quale capacità abbiamo noi che gli animali non possiedono?” ha raccontato Quoc Le, lasciandosi sfuggire un sorriso prima di fornire la risposta: “Un cervello dotato di intelligenza. E così ho capito che dovevo progettare.

Neil Armstrong – comandante della storica “Missione Apollo 11” e protagonista del primo allunaggio, avvenuto nel 1969 – avrebbe ispirato e avvicinato l’ingegnere vitnamita al mondo della scienza tecnologica. Ripercorrendo il passato, i ricordi non possono che soffermarsi sulla prima televisione, sulla prima automobile e sul primo fornello per riscaldare il riso, acquistato dai genitori. In altre parole, umili momenti che, a poco a poco, introdussero la nozione di progresso nella sua vita.

Gli studi universitari conseguiti in Australia e, successivamente, il dottorato di ricerca presso la Standford University, negli Stati Uniti, hanno avvicinato l’inventore di Google Brain al campo dell’intelligenza artificiale. Ripensando a quegli anni, Quoc Le ricorda il sentimento di frustrazione che lo dominava: “Sosteniamo che le macchine siano intelligenti. Spendiamo un sacco di tempo nelle decisioni di codifica. Pretendiamo che tutto sia automatico. Invece, il software ha bisogno di input esterni per imparare.

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L’ingegnere ha voluto accelerare, in modo significativo, la costruzione di reti neurali su larga scala consentendo alle macchine di imparare attraverso la creazione di algoritmi assai complessi. Nel 2012, ha condotto un esperimento per conto di Google in cui è riuscito a dimostrare come i computer siano capaci di imparare anche in assenza di input provenienti dall’uomo. In un altro studio, Quoc Le ha presentato una conversazione tra un automa e un essere umano, in cui la macchina è stata in grado di fornire risposte esaustive dopo aver studiato sottotitoli legati ad alcuni film.

I risultati di queste e di molte altre ricerche, da lui condotte, sono stati integrati nei servizi offerti da Google, basti pensare alle risposte automatiche nelle e-mail, al riconoscimento di luoghi e persone all’interno delle immagini e al metodo di ricerca vocale.

Nel frattempo, anche altre società – come Facebook, Microsoft e la cinese Baidu – hanno espresso il desiderio di voler investire nell’intelligenza artificiale.

Quello che mi interessa è portare a termine una macchina che sia in grado di vedere, di sentire e di comprendere noi umani” ha precisato, pur ammettendo che siamo ancora molto lontani da questo tipo di capacità. Tuttavia, i traguardi raggiunti negli ultimi cinque anni mirano a diffondere l’A.I. in tutto il mondo, compreso il suo villaggio in Vietnam.