hacking auto
Anche le automobili possono essere hackerate

Si possono hackerare le automobili? La risposta è si. Le agenzie governative statunitesi hanno messo in guardia i conducenti per quanto riguarda i pericoli dell’hacking sulle vetture. Fenomeno che si è diffuso molto di recente e del quale oggi si parla al fine di circoscriverlo evitandone il suo dilagare.

L’FBI e la National Highway Traffic Safety Administration proprio in questi giorni hanno messo in guardia i conducenti su quel che può avvenire se i sistemi di infotainment dei propri veicoli venissero “infettati” e comandati da remoto. “Anche se la vulnerabilità non sempre comporta un attacco in grado di accedere a tutte le parti del sistema, il rischio per la sicurezza dei consumatori potrebbe aumentare in modo significativo se l’accesso comportasse la capacità di manipolare i sistemi critici di controllo del veicolo“, si legge nel comunicato diramato dalle due agenzie governative americane.

Inoltre, il comunicato aggiunge: “possono esistere vulnerabilità all’interno di funzioni di comunicazione wireless di un veicolo, all’interno di un dispositivo mobile – come ad esempio un telefono cellulare o un tablet tramite USB, Bluetooth o Wi-Fi – o all’interno di un dispositivo di terze parti collegato tramite una porta diagnostica del veicolo”. In questi casi, può essere possibile per il malintenzionato sfruttare in remoto tali vulnerabilità e ottenere l’accesso alla rete di controllo o ai dati memorizzati sul veicolo.

Per tale ragione, si consiglia, i proprietari di auto dovrebbero essere più cauti quando installano dispositivi di terze parti su un veicolo, in quanto possono dare accesso ad altre e nuove vulnerabilità. Le agenzie governative, inoltre, hanno invitato ad essere cauti nel modificare i software. Infatti, si caldeggia sempre di seguire le novità e le accortezze in fatto di sicurezza informatica, legate agli annunci di richiamo da parte delle case automobilistiche. Fiat Chrysler, ad esempio, ha dovuto fare un richiamo che coinvolgeva un totale di 1,4 milioni di auto. La necessità è scaturita all’indomani di un hacking avvenuto su una Jeep Cherokee e il suo sistema UConnect, che ha portato ad una quantità eccessiva di multe e incidenti. Ai proprietari di queste vetture, dunque, veniva inviata una pen drive con una patch software per risolvere il problema.

La considerazione è una sola: come per gli smartphone, quanto più un dispositivo è tecnologico e sofisticato, è passibile di essere soggetto ad hacking.