corte europea

La Corte Europea lo ha definitivamente approvato. I titolari potranno controllare senza remore le caselle di posta elettronica aziendali dei dipendenti.

Il provvedimento appena varato ha il sapore di abuso di potere eppure, pare che per la corte di Strasburgo non sia così.

Le tecniche per evitare che i dipendenti perdano tempo sui social durante l’orario di lavoro sono svariate. In molti contesti, ad esempio, le connessioni verso Facebook e Twitter sono totalmente disabilitate. C’è da chiedersi, con l’avvento degli smartphone, quale sia la reale utilità di questo tipo di blocco, che tuttavia non è lesivo della privacy come il provvedimento europeo appena approvato.

Corte Europea, controllare le mail non è lesivo della privacy. È un controllo come un altro, per assicurarsi la produttività dei dipendenti

La Corte Europea ha, in soldoni, autorizzato i datori di lavoro a controllare gli indirizzi email aziendali dei dipendenti. Tutte le chat potranno essere passate al setaccio, per verificare eventuali comportamenti scorretti dell’utilizzatore.

Paradossalmente, non solo il titolare potrà infrangere totalmente la privacy del dipendente ma, avrà anche facoltà di licenziarlo in caso si trovi davanti conversazioni non inerenti all’ambito lavorativo.

Sicuramente, è importante che tutti i lavoratori diano il massimo nello svolgimento del loro incarico. Tuttavia, questa normativa approvata dalla Corte Europea è eccessivamente lesiva della privacy. E comunque, con tutti i social accessibili direttamente da smartphone, come si può pensare che il mezzo prediletto, per le comunicazioni personali, sia l’indirizzo e-mail aziendale?!?