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Si è aperta a nord di Parigi la XXI Conferenza mondiale sul clima. A Le Bourget, 13Km a nord-est di Parigi, si sono riuniti i capi di stato per discutere di clima e sostenibilità.

Visto il luogo designato alla conferenza il riferimento al terrorismo era inevitabile visto quanto accaduto lo scorso 13 novembre. Il Presidente francese, Francois Hollande, mette, infatti, subito l’accento sulla lotta al terrorismo oltre che al cambiamento climatico. Per il Presidente d’oltralpe “sono due grandi sfide che dobbiamo affrontare“, perché “ai nostri figli dobbiamo lasciare di più che un mondo libero dal terrore, un pianeta preservato dalle catastrofi, un pianeta sostenibile“.

Della stessa idea anche gli altri capi di Stato tutti d’accordo sul fatto che ormai siamo ad un bivio e che le scelte che si faranno d’ora in avanti avranno pesanti ripercussioni sul futuro di tutti noi. Di questa idea anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi che fa sapere la sua tramite Facebook.

Da limitare assolutamente il riscaldamento climatico al massimo entro i 2 gradi centigradi, secondo Putin è uno dei punti da discutere che deve portare ad un “accordo globale, efficace, equilibrato” e “giuridicamente vincolante che permetta alle economie di svilupparsi“.

Il presidente degli Stati Uniti non si nasconde e dichiara: “Sono venuto di persona come rappresentante della prima economia mondiale e del secondo inquinatore per dire che noi, Stati Uniti, non solo riconosciamo il nostro ruolo nell’aver creato il problema ma che ci assumiamo anche la responsabilità di fare qualcosa in proposito. Possiamo cambiare il futuro qui e adesso“. Al suo arrivo a Parigi Barack Obama si è fermato al Bataclan, dove lo scorso 13 novembre hanno perso la vita 90 persone in seguito all’attacco terroristico dell’ISIS.

Belle le parole di Obama, bisognerà vedere se da queste si passerà ai fatti visto che gli USA sono tra i Paesi che non hanno firmato il trattato di Kioto. Gli obiettivi della XXI Conferenza sul clima a cui partecipano 195 membri dell’ONU più l’UE sono di ridurre le emissioni dal 40% al 70% entro il 2050, creare un accordo globale legalmente vincolante, raccogliere 100 miliardi di dollari l’anno tra i Paesi sviluppati per finanziare dal 2020 i Paesi meno sviluppati e aiutarli a ridurre la produzione di CO2 grazie alle energie alternative e rinnovabili.