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Facebook cavalca anche le tragedie per portare ritorno economico alla piattaforma, non è una novità per quanto visto non solo con gli attentati di Parigi dei giorni scorsi. Ma si sa che anche le tragedie possono essere di serie A o di serie B.

Il giorno dopo i fatti di Parigi a Beirut, in Libano, c’è stato un altro attentato dove hanno perso la vita 32 persone. In molti hanno criticato la scelta del social network di non considerare minimamente i fatti di Beirut e che solo per gli eventi in Francia è stato attivato il Safety Check o, in italiano, il ‘State bene’. Una funzione con la quale si può rassicurare chi ci vuole bene, parenti e amici.

La funzione di Facebook è stata attivata per la prima volta nel 2011 in occasione del forte terremoto, magnitudo 9.0, che ha poi originato lo tsunami che ha devastato la regione di Tohoku in Giappone.

Forse, proprio in seguito alle polemiche di questi giorni, Facebook ha deciso di attivare il Safety Check anche per l’attentato di Yola in Nigeria ad opera di Boko Haram in cui hanno perso la vita 32 persone. È la prima volta che viene attivata la funzione in Africa, seppure il continente sia afflitto da atti terroristici, sia dell’ISIS (Islamic State of Iran and Syria) che di Boko Haram, da almeno sei anni.

Come funziona il Safety Check.

Il funzionamento è molto semplice. Sfrutta la geolocalizzazione, tiene in considerazione la città inserita nel profilo utente oppure un’immagine in cui è taggato un luogo interessato da un evento tragico. A questo punto l’algoritmo alla base del sistema si attiva e chiede all’utente se sta bene. Se si clicca su ‘Sto bene’ questo messaggio viene inviato a tutti i contatti della lista Amici.

Una funzione di Facebook utile per chi ha i propri cari in zone dove avvengono disastri naturali e, come in questo caso, è la mano dell’uomo ad operare mostrando tutto il peggio di sé.