Google App Indexing
Google App Indexing, la funzionalità che indicizzerà anche i contenuti della app mobile di Facebook

Facebook dice sì a Google App Indexing: da oggi i contenuti pubblici pubblicati sul social network saranno visibili, e raggiungibili, direttamente dalla pagina dei risultati di ricerca Google.

Per chi non lo sapesse, Google App Indexing è una funzionalità che consente a Google di indicizzare i contenuti delle applicazioni mobili. In pratica l’idea è quella di mostrare il contenuto delle app direttamente nel motore di ricerca in modo che, chi effettua ricerche su Google da dispositivi mobili, può “saltare” direttamente all’interno della app che contiene i contenuti ricercati.

Facebook apre le porte a Google App Indexing

Nel caso di Facebook, ciò vuol dire che i risultati di una ricerca su Google effettuata tramite device mobili Android mostreranno direttamente i contenuti della app mobile – i cosiddetti “deep link” – consentendo agli utenti di poterli visualizzare direttamente nella app di Facebook.

Lanciato nell’ottobre del 2013, Google App Indexing finora poteva indicizzare soltanto i contenuti delle app già installate sul dispositivo, mentre da quest’anno la funzionalità si è estesa anche alle applicazioni non ancora presenti sul proprio device e mostra se la ricerca su Google è stata o meno effettuata da dispositivi mobili. Se dunque per promuovere le app mobile si poteva contare solo sulla ASO (l’ottimizzazione delle applicazioni negli Store), con Google App Indexing si può fare SEO direttamente nelle applicazioni, poiché ora il motore di ricerca non legge più solo titolo e descrizione della app, ma tutto il suo contenuto o meglio quella parte di codice che si sceglie di rendere pubblico.

Relativamente a Facebook quindi Google App Indexing non potrà indicizzare – ovvero rendere visibili sulla pagina dei risultati di ricerca – profili e pagine private (come d’altronde avviene per la versione Web), ma “solo” le informazioni non espressamente private e quindi profili, pagine, gruppi, eventi, post, status personali, foto e video pubblici.

In verità il social network di Zuckerberg ha aperto le porte all’indicizzazione Google già dal 2007 – quando consentì a Big G. e agli altri motori di ricerca di leggere le proprie pagine publiche – e ha proseguito su questa strada nel 2011 aggiungendovi la sezione Commenti. Che Google possa leggere i contenuti della applicazione mobile di Facebook quindi non dovrebbe sorprendere più di tanto, anzi, i vantaggi sono numerosi per entrambe le parti.

Innanzitutto, se gli utenti non hanno ancora installato la app, la visualizzazione nei risultati di ricerca aumenterà il traffico di Google, un canale che in pratica prima dell’espansione delle applicazioni semplicemente non esisteva. Inoltre l’indicizzazione favorirà Facebook in quanto presenterà un link direttamente allo Store per il download, una specie di invito a scaricare la app insomma.

Inoltre, ora che il motore di ricerca è in grado di elaborare il contenuto delle applicazioni mobile come fa con il contenuto delle pagine web, il possessore de Alphabet consolida il suo primato in quanto potrà fornire informazioni e contenuti delle app a un numero di utenti enormemente superiore rispetto a qualsiasi App Store, senza contare la possibilità di integrare tali contenuti con altre sue feature (ad esempio Google Maps o Gmail).

Insomma l’ok di Facebook rappresenta davvero un buon affare per il colosso di Mountain View, il cui motore di ricerca era minacciato dall’espansione delle applicazioni, settore dove i possessori di smartphone spendono la maggior parte del proprio tempo.

Se quindi gli utilizzatori di Google da mobile potranno godere di una migliore esperienza nelle loro ricerche – accedendo direttamente al contenuto desiderato anche se presente in una app – Facebook da parte sua potrà avvantaggiarsi del traffico generato da Big G., far apparire i contenuti pubblici della sua applicazione sulla pagina di ricerca e soprattutto reindirizzare gli utenti all’interno della app, aumentando così fidelizzazione, coinvolgimento e traffico.

In sostanza possiamo affermare che la mossa di Facebook è un’ulteriore dimostrazione della rivoluzione mobile – o “Mobilegeddon” – attualmente in atto. Al momento Google App Indexing – che vanta tra i suoi utilizzatori Twitter, Tumblr e Airbnb – non ha ancora ottimizzato tutti i contenuti della app mobile di Facebook, ma tale fase dovrebbe concludersi entro pochi giorni.

Infine ricordiamo che la funzionalità è disponibile esclusivamente per Android: non sarà quindi possibile saltare direttamente alla app Facebook se si effettuano ricerche con Apple, Bing, Safari, Chrome o con Windows Mobile.