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Adolescenti e dipendenza da smartphone

Un nuovo studio condotto su un campione di adolescenti ha rivelato un’estrema similitudine tra la dipendenza da smartphone e l’attitudine a giocare compulsivamente d’azzardo. Tra le somiglianze troviamo le bugie, la perdita di sonno e l’incapacità di smettere.

Che gli adolescenti si trovassero a proprio agio con gli smartphone e la tecnologia in generale è cosa risaputa, ma quello che un recente studio ha rivelato dimostra che forse questi teenagers si trovano fin troppo a proprio agio con i dispositivi mobili. Messaggiare con gli amici tramite le varie applicazioni, il cosiddetto texting, è diventato un vero e proprio stile di vita per i ragazzi in età adolescenziale. Tra WhatsApp, Telegram, Facebook Messenger e via dicendo, la dipendenza da smartphone è ormai una cosa appurata.

Gli adolescenti e i giovani adulti utilizzano più di chiunque altro i telefoni come principale mezzo di comunicazione, anche in situazioni in cui dovrebbe essere vietato come per esempio durante la guida di un veicolo. La dipendenza da smartphone è stata già associata alla tossicodipendenza, ma un nuovo studio ha rivelato delle similitudini anche con la ludopatia, vale a dire l’incapacità di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o fare scommesse.

I ragazzi che passano gran parte della propria giornata a messaggiare tendono più di altri a dormire di meno, a non completare i propri obiettivi giornalieri e a mentire quando vengono beccati sul fatto, per dimostrare a se stessi e a chi li scopre che non è tutto come sembra. Tutti segnali che troviamo anche nel gioco d’azzardo patologico: in questo caso si parla di veri e propri compulsive texters, messaggiatori compulsivi se vogliamo tradurre alla lettera il termine inglese. Nel campione di adolescenti preso in esame è stato dimostrato che nel caso della dipendenza da smartphone, le ragazze tendono più dei ragazzi a ottenere voti più bassi a scuola.

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La quantità di messaggi inviati nel corso della giornata non è comunque indicativo della dipendenza, perché molti adolescenti che magari non passano molto tempo davanti allo smartphone tendono comunque ad utilizzarlo in situazioni pericolose, come per esempio alla guida, con la tendenza a tenere gli occhi più sullo schermo che sulla strada. Lo studio, riportato dal New York Times, non vuole essere definitivo ma vuole gettare luce su un problema che potrebbe colpire molti genitori. Uno psicologo ha infatti dichiarato che il tempo speso davanti allo smartphone è tempo perso che poteva essere impiegato per lo studio: piuttosto che togliere il telefono dalle mani dei figli, ottenendo magari il risultato opposto, i genitori dovrebbero cercare di ricordare loro che ogni tanto sarebbe opportuno staccarsi un po’ dal mondo virtuale e vivere la propria vita.