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La Corte UE condanna gli USA e la gestione della privacy

Facebook nuovamente nel mirino della Corte di Giustizia europea: questa volta la questione è più seria e potrebbe portare ad un netto cambiamento nei rapporti tra i vari Stati europei e gli Stati Uniti. Secondo la Corte gli USA non sono in grado di tutelare la privacy degli utenti, portando ad un ribaltamento degli accordi presi nel lontano 2000.

Con una sentenza che lascia spazio a pochi dubbi, la Corte europea di Giustizia ha dichiarato che i singoli Stati membri dell’Europa non sono più tenuti ad inviare i dati personali degli utenti ai server negli Stati Uniti, che finora si occupavano della gestione della privacy degli utenti di Facebook di tutto il mondo. La questione ha una portata più grande e può andare a colpire anche diversi altri colossi come Google.

La Corte europea ha cominciato ad indagare già qualche tempo fa, quando Max Schrems ha accusato Facebook  di monitoraggio del comportamento degli utenti tramite i “mi piace” e i cookies del sito. Con questa sentenza ogni Stato membro dell’UE potrà evitare che i dati dei profili dei propri cittadini vengano inviati negli USA se si ritiene che questo sia necessario per garantire la privacy degli utenti.

Le conseguenze però potrebbero essere più difficili del previsto, perché in questo modo le società americane saranno costrette a seguire le diverse regole nazionali di ogni singolo Stato europeo per la tutela della privacy. L’UE nel 2000 si era pronunciata favorevole all’invio dei dati negli Stati Uniti, ritenuti un posto sicuro e con un regime in linea con quello europeo. Nell’ultimo periodo però, in seguito alle numerose accuse sulla violazione della privacy di Facebook e di altri colossi dell’informatica, la direttiva europea ha subito un brusco cambiamento di rotta e il regime statunitense non è stato più visto come adeguato.

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La Corte ha dichiarato che le esigenze della sicurezza nazionale vanno ben oltre il “regime dell’approdo sicuro”, quel Safe Harbour che l’UE aveva votato come favorevole 15 anni fa e che oggi potrebbe crollare definitivamente. Questo regime è applicabile solamente alle imprese americane che lo sottoscrivono, mentre le autorità pubbliche degli USA possono non tenerne conto. Il fatto che tali autorità pubbliche possano “accedere in maniera generalizzata al contenuto di comunicazioni elettroniche deve essere considerato lesivo del contenuto essenziale del diritto fondamentale al rispetto della vita privata.” E la cosa si applica ai dati di Facebook come ai dati di qualunque altra impresa di tale portata.