Julia Cordray, amministratore delegato e co-fondatrice di Peeple
Julia Cordray, amministratore delegato e co-fondatrice di Peeple

Si potrebbe definire questo primo quindicennio del ventunesimo secolo come l’età delle recensioni. Ormai è più un genere che ha sorpassato abbondantemente i giudizi sulla letteratura o sulla musica, ma le recensioni abbracciano oggi ogni campo dello scibile e dell’esperibile: dagli alberghi ai luoghi turistici, dalle automobili agli smartphone, dai negozi online agli attrezzi da bricolage. Manca solo un atto, l’ultimo atto: recensire le persone.

Con il sottotitolo perentorio di “character is destiny”, una nuova app svolgerà proprio questa mansione: giudicare la gente che vi sta attorno. Si chiama Peeple, funziona come un mix tra Yelp o Tripadvisor, e promette di “rivoluzionare il modo in cui siamo visti nel mondo attraverso le nostre relazioni”, consentendo di assegnare le recensioni da una a cinque stelle a tutti quelli che conoscete. Roba da far tremare le fondamenta dell’umana coesistenza, soprattutto se la nostra reputation in giro non è delle migliori.

“L’applicazione Peeple ci permette di scegliere meglio chi assumiamo, con chi facciamo affari, a chi diamo appuntamenti, con chi diventiamo i vicini, compagni di stanza, proprietari/inquilini, ed insegnare ai nostri figli”, dice la nota pubblicitaria. “Ci sono infinite ragioni per spiegare perché dovremmo volere questo strumento di riferimento per le persone intorno a noi.”

E non finisce qui. Perchè non su può sfuggire a questo sistema di recensioni: se qualcuno mette il tuo nome su Peeple, resta lì a meno che non ci siano violazioni delle condizioni del servizio, cioè che rispettino le leggi che tutelano i cittadini da calunnie e diffamazioni. Ma una cattiva recensione, se arriva, sarà come una scure inesorabile sul collo, non ci sarà modo di toglierla.

Giunti a questo punto dovremmo già essere tutti spaventati per l’arrivo di un simile Giudizio Universale che si abbatte su vicini di casa, amanti, edicolanti, medici, e via dicendo. Ma la fondatrice canadese Julia Cordray e la co-fondatrice californiana Nicole McCullough la descrivono come un'”app positiva per persone positive“. Ci credete?

Intanto l’idea è piaciuta tanto, e ha sedotto i finanziatori di startup, i quali non vedevano l’ora di lanciarsi su progetti così di ampio respiro. Investitori privati e venture capitalist della Silicon Valley hanno già riempito i forzieri di Peeple con 7,6 milioni di dollari. Mica male. A convincerli è bastato il discorso della Cordray: “Le persone fanno tantissime ricerche quando devono comprare un’auto o in generale prendere una decisione. Perché non fare lo stesso tipo di ricerca anche per altri aspetti della vita?”.

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Poiché giudicare una persona è qualcosa di molto complesso, l’app propone un sistema a più strati. Innanzitutto bisogna avere 21 anni compiuti e bisogna avere un account attivo su Facebook. Inoltre i feedback sono contestualizzati in una delle tre categorie: personali, professionali e romantici. È possibile, inoltre, migliorare il “rating positività” pubblico scrivendo recensioni più positive rispetto a quelle negative.

Per aggiungere una nuova nota al database del sito è necessario disporre di un numero di cellulare. Le recensioni positive vengono inviate immediatamente; le recensioni di due stelle o meno vengono inviati alla casella di posta privata del soggetto interessato, e da quel momento ci saranno 48 ore di tempo per negoziare sull’eventuale giudizio negativo. I profili delle persone che non sono registrate al servizio, e che quindi non possono contestare eventuali feedback negativi, mostrano solo le recensioni positive.

Anche volendo prevedere abusi come affermazioni mendaci, cyberbullismo, volgarità, sessismo, informazioni sensibili sullo stato di salute, e per quanto non si potranno recensire persone che non si conoscono, quest’app ha tutti i presupposti di diventare un formidabile disgregatore sociale, con una potenza di fuoco che nessun’altra piattaforma social ha avuto sinora in dote. “Non vedo l’ora di poter mandare in Rete tutti i miei risentimenti personali, in tutta sicurezza dal mio telefono”, ha scritto con una punta polemica l’editorialista Mike Morrison su “Metro – Calgary”. E anche il Washington Post pone una lunga lista di criticità sull’app, il cui debutto è previsto a novembre.

Peeple è un’app in cui chiunque è giustificato nel valutare qualsiasi persona incontrata, qualsiasi sia o sia stata la loro relazione. Come già riscontrato in altre app analoghe, i giudizi sono polarizzati su giudizi positivi e negativi, senza badare alle sfumature. Inoltre pone le persone nelle condizioni di essere giudicati in ogni momento, rende potenzialmente pubblico qualsiasi incontro privato, e trasforma le persone in oggetti.

Le fondatrici, secondo quanto riporta il Washington Post, sono aperte ad ogni tipo di consiglio da parte dei tester della versione beta, così da porre rimedio alle criticità ancora prima del lancio ufficiale. E la prima criticità sarebbe l’irreversibilità dell’iscrizione. Rimane sono da sperare che i tester non siano degli amanti della discordia ad ogni costo, altrimenti tra breve tempo ci ritroveremo tutti profilati e valutati, rischiando di vivere i rapporti sociali alla stregua di una pagina di TripAdvisor. Un incubo asocial.