Facebook-la-bufaleHa la viralità di un tormentone radiofonico e la tipica infondatezza del passa-parola globale. Si sta moltiplicando in queste ore sulle bacheche di mezzo mondo, e sostiene la fine della gratuità di Facebook. Chiaramente una bufala, what else?

Secondo quanto si legge nel post che circola nelle bacheche dei boccaloni del social network, per iscriversi a Facebook bisognerà pagare ben 5.99 euro, oppure 5.99 sterline (da quanto leggiamo sui profili inglesi). Il messaggio è analogo a quello che spopolava sin già ai tempi di MSN Messenger, con la medesima richiesta: copiare e incollare il messaggio.

L’ultima versione della bufala-tormentone è questa: “Ora è ufficiale! E’ apparso nei media. Facebook ha appena pubblicato il suo prezzo di entrata: 5,99 € per mantenere l’abbonamento gold del vostro status di vita “privata”. Se si incolla questo messaggio sulla tua pagina, sarà offerto gratuitamente (ho detto incolla non condividere) altrimenti domani, tutte le vostre pubblicazioni possono diventare pubbliche. Anche i messaggi che sono stati eliminati o le foto non autorizzate. Dopo tutto, non costa nulla per un semplice copia incolla“.

Secondo il sito smontabufale Snopes.com questo particolare falso circola dal 2009 sotto varie forme. Almeno questa volta, però, non è accompagnato da un link che tenta di installare malware sul computer. Nell’impianto ricorda i messaggi virali delle chat di MSN intorno al 2005: “Il primo novembre dovremo pagare per usufruire di msn messenger e per usare i nostri account hotmail, a meno che non mandiamo questo messaggio al almeno 18 persone della nostra lista! non e’ uno scherzo, controllate su www.msn.com una volta mandati i messaggi, la vostra icona di msn (l’omino) diventera’ blu. copiate e incollate il messaggio ai vostri contatti per favore!”. Quest’ultima bufala addirittura aveva precedenti che affondavano le radici nel 2001.

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Insomma, il vizietto delle catene ha attraversato indenne quasi 15 anni di storia della messaggistica, che sono un’eternità. In particolare oggi è il social network di Mr. Zuckerberg che rimane più esposto a falsi allarmi di questo tipo, infatti con le sue opzioni di condivisione – copia e incolla inclusi – è in grado di aiutarli a diffondersi rapidamente.

Facebook sta cercando di combattere questo fenomeno. Nel gennaio 2015 la società aveva già annunciato che stava modificando il suo algoritmo per il news-feeds per reprimere notizie false e fuorvianti. “L’aggiornamento di oggi al feed delle news riduce la distribuzione dei post che gli utenti hanno segnalato come bufale e aggiunge un’annotazione di messaggi che hanno ricevuto molti di queste segnalazioni per avvertire gli altri su Facebook”, aveva spiegato al tempo il software engineer Erich Owens.

Ma, nella caccia del gatto al topo, qualcosa sfugge sempre. Infatti non è un caso che il testo della bufala raccomandi di usare copia e incolla e non il tasto condividi. Così facendo i creatori di bufale aggirano i controlli e gli algoritmi di Facebook. L’unico vero argine alla viralità di questi post rimane l’informazione e il buon senso degli utenti, una risorsa su cui ci sono ancora molti margini d’implementazione.