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Facebook sotto accusa

Le accuse di spionaggio e di sorveglianza di massa a cui sta andando incontro Facebook negli ultimi tempi potrebbero portare ad un cambiamento negli accordi tra Europa e Stati Uniti riguardo il trasferimento di dati personali.

Si torna nuovamente a parlare di privacy, ancora una volta il maggiore indiziato è Facebook. La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha messo sotto torchio il social network: il parere definitivo dell’avvocato generale Yves Bot, che deve ancora passare le fasi finali a Lussemburgo, potrebbe portare ad un cambiamento radicale nel modo in cui le compagnie europee registrano dati personali e li trasferiscono negli Stati Uniti.

La pratica ha subito un’accelerazione dopo che Maxilimiam Schrems ha accusato Facebook in Irlanda di spionaggio e di monitoraggio del comportamento degli utenti tramite i “mi piace” e i cookies del sito. Secondo Yves Bot, quando il trasferimento di dati da un paese dell’UE agli Stati Uniti arriva a minare la protezione dei cittadini, quel Paese ha il potere di sospendere tale trasferimento. I Servizi Segreti americani hanno infatti accesso a milioni di dati ogni giorno provenienti da diversi Paesi nel mondo, senza che le persone coinvolte siano necessariamente considerate una minaccia per la sicurezza.

Ne deriva dunque una “sorveglianza di massa indiscriminata“, stando alle parole della Corte Europea e di Yves Bot, che va a eludere l’articolo 8 e 9 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Sebbene il caso specifico di Maximiliam Schrems si riferisse a Facebook in Irlanda, questa accusa potrebbe facilmente estendersi a diverse altre compagnie che operano sul suolo internazionale, come Apple, Microsoft Google. Non è la prima volta che il social network viene accusato di spiare i propri utenti: il tribunale di Lussemburgo ha a questo proposito scovato l’accordo Safe Harbor tra Stati Uniti ed Europa, che permette alla NSA (Agenzia di sicurezza nazionale) americana di accedere ad enormi quantità di banche dati, informazioni personali e comunicazioni private detenute da più di nove compagnie nel mondo.

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Chiunque si iscriva a Facebook stipula un contratto con il social network, il quale si assicura che i propri dati saranno gestiti dal garante della privacy in quel determinato Paese. Questi dati passano però per le mani della NSA americana e a molti la cosa fa storcere il naso.

In risposta a questa accusa, un portavoce di Facebook ha dichiarato: “Facebook opera in base alla legge della protezione dei dati europea. Attenderemo la decisione del giudice proprio come centinaia di altre compagnie che operano il trasferimento di dati al di là dell’Atlantico”. In merito all’accesso dei dati da parte dei servizi segreti ha poi aggiunto: “abbiamo più volte ripetuto che non forniamo a governi o agenzie di sicurezza l’accesso ai server di Facebook…”.

La decisione finale della Corte Europea verrà presa entro la fine dell’anno. Una semplice accusa nei confronti di Facebook si è rivelata un qualcosa di molto più grande che potrebbe andare a modificare completamente l’assetto mondiale e gettare caos nel flusso migratorio di dati dall’Europa agli Stati Uniti.