sesso robot
La campagna contro la “robophilia”

Sesso con i robot. Secondo gli attivisti, sarebbe giunto il momento di mettere qualche paletto e porre una battuta d’arresto allo sviluppo (sempre più inquietante) di robot dediti al sesso grazie all’intelligenza artificiale. Il timore è quello di danneggiare l’umanità.

Da qualche tempo, molti ingegneri stanno cercando di aggiungere intelligenza artificiale ai “giochi” del sesso e alle bambole, nel tentativo di renderli più simili agli esseri umani, in comportamenti e atteggiamenti, e quindi più interessanti per i clienti. Tuttavia, tali obiettivi hanno le sfumature dell’immoralità per alcuni e danneggiano l’uomo e la sua sfera più intima per altri ancora.

Secondo una nuova campagna, il “crescente sforzo” concentrato sulla produzione di robot del sesso ha prodotto una serie di “macchine sotto forma di donne e bambini ad uso di oggetti sessuali, in grado di sostituire i partner umani o le prostitute“. Tutto ciò è dannoso e deleterio per una società sempre più diseguale. I ricercatori sostengono che tali robot contribuiscono alla oggettivazione delle donne e dei bambini. I robot, inoltre, riducono l’empatia umana, dal momento che allontaneranno le persone dai rapporti con gli altri esseri umani reali.

I robot, nondimeno, potranno riprodurre l’idea della prostituzione, danneggiando in questo proprio le donne. L’idea alla base del robot “mostra gli immensi orrori ancora presenti nel mondo della prostituzione, costruito e permeato sull’inferiorità ‘percepita’ nei confronti di donne e bambini e giustifica, quindi, il loro uso come oggetti sessuali“, affermano ancora i ricercatori.

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D’altro canto, c’è anche chi è certo che i robot del sesso aiuteranno coloro che sono coinvolti nella prostituzione, lo sfruttamento sessuale e la violenza, dal momento che queste persone invece si rivolgeranno ai robot. Ma i ricercatori affermano che “la tecnologia e il commercio del sesso coesistono e si rafforzano reciprocamente, creando una maggiore domanda di corpi umani“.

La campagna, guidata dai ricercatori di Etica Robotica Kathleen Richardson e Erik Brilling, propone che gli ingegneri, al contrario, si mettano all’opera su una tecnologia che “rifletta i principi di dignità umana, di mutualità e libertà“. La speranza che si nutre è che gli altri membri, di altre istituzioni o enti di ricerca, possano unirsi alla campagna in modo tale che si possa “incoraggiare gli scienziati informatici e l’industria robotica a rifiutarsi di contribuire allo sviluppo di robot del sesso, rifiutando di fornire codici, hardware o idee” inerenti allo scopo. Così come alacremente si tenta di lavorare con le campagne contro lo sfruttamento sessuale degli esseri umani.