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Facebook, come ben sappiamo, non si dedica solo ed esclusivamente al suo notissimo social network ma ha esteso la sua ombra su altri progetti ben avviati tra cui, come ricordiamo, la famosa app di messaggistica istantanea WhatsApp. Anche il progetto Parse fa parte di questa categoria: una piattaforma di sviluppo per applicazioni acquistata dal colosso guidato da Mark Zuckerberg circa due anni fa. Dopo aver reso Parse Open-Source, adesso è la volta di estendere questo progetto anche a tutti i colossi dell’internet of things.

Facebook ha destinato appositamente una SDK per aziende quali Broadcom, Intel, Texas Instruments, e Atmel. Questa scelta era già stata preannunciata qualche mese fa, per essere più precisi si parla di marzo 2015.

Facebook punta l’IoT destinando una SDK per aziende quali Broadcom, Intel, Texas Instruments, e Atmel, come preannunciato a marzo 2015

Le dichiarazioni giunte direttamente da Parse ci descrivono esattamente le peculiarità di questi nuovi SDK (presenti per numerose piattaforme) ed evidenziano l’elevata facilità con cui gli sviluppatori potranno collegarsi al cloud di Parse stessa, il tutto in un tempo assolutamente ridotto e con pochissime righe di codice. La semplicità non dovrebbe terminare qui: Parse consente anche la possibilità, per i developers, di indirizzare tutte le interazioni degli utenti finali verso il suo servizio cloud. Ciò rappresenta per Facebook, società proprietaria di Parse, una nuova possibilità nel campo della raccolta dati.

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Gli sviluppatori possono creare applicazioni per dispositivi hardware come l’Atmel SAM D21, il CC3200 di TI, Edison di Intel o WICED-e di Broadcom. Chiaramente è stata data la precedenza a prodotti già affermati ma l’idea di Facebook è di non lasciare nessuno indietro.

Senza neanche concentrarsi sulle numerose combinazioni fra app e device hardware possibili e lasciando stare i numeri che riguardano la sua diffusione, queste scelte dimostrano come Facebook abbia tutte le intenzioni di cavalcare l’espansione del mercato IoT, favorendo l’incremento dell’offerta.