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Google ha rivisto le condizioni degli accordi con i produttori di smartphone e tablet acconsentendo alla riduzione del numero di applicativi preinstallati.

Chiunque può liberamente scaricare Android ed installarlo su un hardware compatibile ma, per essere un dispositivo riconosciuto e certificato da Big G ci vuole ben altro.

Oltre a una serie di test atti a verificare i terminali proposti, Google impone ai produttori anche la preinstallazione di una serie di applicazioni facenti parte della suite creata dal gigante di Mountain View.

Sebben alcune app (come il Play Store stesso) siano essenziali, altre hanno un peso davvero molto soggettivo e legato all’uso che l’utente fa del proprio terminale. In altri termini, trovarsi una serie di applicativi preinstallati rischia di riempirci la memoria costringendoci a rinunciare a contenuti che realmente rispondono alle nostre esigenze.

L’installazione di bloatware non è solo tipica di Google, praticamente tutti gli sviluppatori di sistemi operativi mobili (da Apple a Microsoft) costringono i produttori (nel caso della mela morsicata, i panni sporchi si lavano in casa! 😀 ) a preinstallare sui terminali tutta una serie di applicazioni.
Dopo le insistenze di importanti aziende produttrici del settore, Google pare aver ammorbidito le sue condizioni eliminando altre 4 applicazioni (come è già successo con Keep e Google Hearth) dalla suite di app obbligatorie. Google Play Books, Google Play Edicola, Google Play Giochi e Google+ d’ora in poi saranno disponibili opzionalmente sul Play Store.

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Big G ha assicurato che continuerà ad aggiornare costantemente gli applicativi, indipendentemente dalla decisione di non preinstallarle più sui terminali.