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Il New York Times attacca duramente il modo di lavorare in uno dei più grandi siti di e-commerce al mondo, Amazon, che a quanto pare non è un posto idilliaco dove la dirigenza spinge a ritmi di lavoro insostenibile e dove manca completamente l’empatia.

Secondo molte fonti a cui si è rivolta la testata giornalistica statunitense lavorare in Amazon è al limite del disumano con la totale mancanza di empatia per chi ha problemi come malattie anche gravi o per le donne in maternità che sono costrette a lasciare il posto di lavoro.

Il NYT parla di “distopia e senza anima” in cui è facile vedere i dipendenti piangere alle proprie scrivanie. I dirigenti di Amazon spingono i dipendenti ai limiti per ottenere sempre il massimo e mantenere alti gli standard di vendita. Tutti i dipendenti sono legati per contratto ad accordi di riservatezza per non rivelare le strategie adottate o per non far sapere al mondo quali siano le reali condizioni lavorative dei dipendenti? A questo punto il dubbio è lecito.

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Il numero uno di Amazon, Jeff Bezos, ha risposto alle accuse del NYT con un memo interno, diretto agli Amazonias (chi lavora in Amazon), pubblicato interamente su The Verge. L’amministratore delegato di Amazon rifiuta l’immagine data dell’azienda che dirige e afferma di non conoscere casi di scarsa empatia e che non vorrebbe mai lavorare in una società del genere e di segnalare direttamente a lui eventuali problemi del genere.

Che Amazon inizi a perdere colpi? Mantenere gli standard a cui ci ha abituato probabilmente non è cosa tanto normale e anche se i magazzini sono gestiti tramite robot e pc questi vengono comandati dalla mano umana, solo per parlare di uno dei tanti aspetti di cui si occupa il colosso di Seattle. Dopo le indagini da parte dell’Agcom in Italia arriva una bella gatta da pelare per i dirigenti di Amazon con Bezos in testa.