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Una nuova truffa ai danni di stranieri è stata messa a punto da un Italiano di Varese che ha pensato bene di vendere sale al posto degli smartphone.

La notizia arriva direttamente dalla Polizia di Stato che tramite un post su Facebook ha dichiarato:

Pacco di sale al posto dei cellulari ad un togolese. Con la vecchia truffa prendeva di mira gli stranieri.

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Questa truffa pensavamo che non mietesse più vittime perché tutti avevamo imparato che era una pessima idea pensare di acquistare un’autoradio (anni fa) o un cellulare (in tempi più recenti) per strada da uno sconosciuto.
Ai tempi dell’autoradio nel “pacco” infilavano un mattone e poi per ingannare meglio nella scatola mettevano una batteria che faceva accendere due piccole luci rosse per mostrare dall’esterno il funzionamento del fantomatico apparecchio. E quanti ci sono cascati!
Poi ci fu il periodo dei primi cellulari negli anni ’90 e anche lì “pacchi” a go go a danno di cittadini che si ingolosivano per l’affare.


Insomma piano piano la gente aveva imparato a diffidare e aveva capito la lezione.
Se non volevi essere truffato una buona cosa era mettere da parte i soldi e comprare in negozio.


Ma i metodi delle truffe sono duri a morire e un uomo arrestato l’altro giorno a Varese aveva pensato bene di riciclare quella dei cellulari cambiando però obiettivo: gli stranieri.
E così ha rifilato ad un cittadino del Togo un pacco di sale al posto di quattro cellulari, intascando 700 euro. Il togolose aveva provato a cautelarsi chiedendo di essere chiamato da uno dei cellulari.


E qui è entrata in gioco l’esperienza truffaldina, perché il venditore con destrezza aveva inserito la propria sim nel cellulare “campione” e fatto uno squillo sul telefono dello straniero che,soddisfatto, gli aveva consegnato i soldi.


I poliziotti hanno inoltre scoperto che il truffatore aveva precedenti specifici nei confronti di un altro straniero al quale aveva fatto sparire il cellulare facendo finta di rimetterlo nella busta dove già si trovava il pacco di sale che simulava il peso degli altri tre apparecchi.
Una volta scoperta la truffa, il cittadino del Togo, si è rivolto ai colleghi della questura di Lodi, che con l’aiuto dei tabulati sono risaliti all’identità del chiamante e la cui foto era presente negli archivi per via dei precedenti. Mostrata la foto al togolese questi lo ha subito riconosciuto.


Insomma parafrasando “per uno squillo Martin perse la cappa”!
Anche con un numero nascosto, a fronte di una denuncia e su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, il gestore telefonico deve consegnare i dati dell’utente e così l’uomo è stato rintracciato e denunciato per truffa.