mp3

Impossibile negarlo, il formato MP3 è il più diffuso ed il più comodo per quanto riguarda l’ascolto di musica in mobilità o, come accade da qualche anno a questa parte, in streaming. Lo utilizziamo ormai ovunque e qualsiasi dispositivo è oggi in grado di riprodurlo.

MP3 fa parte della famiglia di file audio denominati “lossy”, ovvero quelle tipologie di formati in grado di ridurre anche notevolmente la quantità di dati per contenere un suono, cercando di mantenere in ogni caso una qualità quantomeno accettabile.

Le peculiarità del formato MP3 e qualche accenno ad altre soluzioni di pari qualità o addirittura superiori

I paramentri che dettano il livello qualitativo di un file MP3 sono: la frequenza di campionamento, il bitrate, l’encoder e, ovviamente, la fonte. Procediamo adesso con ordine.
All’origine di tutto c’è la fonte, ovvero il supporto o la sorgente da dove ottenere il file MP3. Più la fonte è di qualità più il risultato finale sarà ottimo: acquistare MP3 da siti particolarmente affidabili oppure estrarli da supporti (compact disc) in buono stato sono la base per ottenere un MP3 soddisfacente. Successivamente, ciò che diventa di vitale importanza è l’encoder (il più famoso e gratuito è il LAME), ovvero il software che si occuperà della creazione del file dopo aver impostato adeguatamente i suoi parametri.

La Frequenza di Campionamento è misurata in Herz ed esprime il numero di volte al secondo in cui il segnale analogico viene misurato e digitalizzato; nel caso del MP3, deve essere il più possibile fedele a quello di un cd, ovvero 44 100 Hz (44,1 KHz).
Il Bitrate è invece il numero di unità binarie che scorrono, misurate ogni secondo. Il valore del bitrate non è fisso: al suo aumentare, crescerà in maniera proporzionale anche la somiglianza al file originale. Maggiore il bitrate, maggiore è la qualità, maggiore è la grandezza del file. La scala del bitrate va da 32 kbps fino a 320kbps, il massimo ottenibile da un file MP3.

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Quelli appena elencati sono una parte importante degli accorgimenti che ci consentono di avere un MP3 di qualità; teniamo però a mente che, per definizione, un file lossy è a tutti gli effetti non fedele alla sorgente originale. Le alternative lossy più famose sono: AAC (il formato usato da Apple per vendere la musica sull’iTunes Store e, dal mese di luglio, per lo streaming audio dal suo servizio Apple Music); WMA; MPC; OGG (formato open source non coperto da brevetti, di ottima qualità).

Se cercate il massimo della fedeltà audio digitale dovete abbandonare MP3 e le sue alternative lossy per passare a formati audio “lossless”, ovvero senza perdita di qualità. A tutti gli effetti, questa tipologia di file comprimono l’audio originale mantenendo intatta la quantità di bit. Inutile dirvi che la qualità ha un costo in termini spazio occupato: un file lossless occupa grossomodo la metà rispetto al file audio originale ma “pesa” quasi tre volte di più rispetto ad un MP3 a 320 Kbps. Di questi, i più famosi ed utilizzati sono: FLAC; ALAC (il formato lossless di Apple); APE; WavPack. Le distizioni di file in “lossy” e “lossless” sono oltremodo applicabili anche alle immagini e ai video, non solo ai file audio.

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E’ stato detto a più riprese come sia assolutamente difficile distinguere un MP3 a 320 kbps, ottenuto nel migliore delle condizioni, dalla sua versione originale su cd o su file lossless; è possibile accorgersene solo ed esclusivamente con una strumentazione di un certo livello e con un buon orecchio. Preso atto di questo, il formato MP3 è ottimo per un ascolto in mobilità, come evidenziato prima; invece per conservare al meglio la nostra musica o per ascoltarla su impianti di un certo livello è meglio rivolgersi a formati lossless come FLAC o ALAC.

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