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Lollipop, KitKat, Jelly Bean, Ice Cream Sandwich e via a ritroso nel tempo: non abbiamo bisogno di far notare come Android in ogni sua nuova versione venga chiamato con il nome di un dolce, in ordine alfabetico. Ma qual è la ragione dietro la scelta di questi nomi?

Diversi giorni fa è emersa in rete la notizia che vede la presentazione di Android M durante il prossimo Google I/O che si terrà a San Francisco a fine Maggio. Che il nome della prossima major release del robottino verde comincerà con la lettera M è ormai una cosa scontata, essendo la M la lettera successiva alla L (Lollipop). La tradizione che lega Android ai nomi di tanti dolci diversi risale al 2009, quando venne rilasciata la versione 1.5 Cupcake, dopo i canonici Alpha e Beta (gli unici che non rispettano questa caratteristica).

Da Cupcake a Lollipop, ecco il segreto dietro i nomi delle varie versioni di Android

Nel corso di questi anni Google è stata in generale molto silenziosa riguardo il motivo della scelta di questi nomi. Android nel frattempo si è evoluto, e possiamo solo ipotizzare quale sarà il nome della prossima major release. Marshmellow? Mars? Muffin? Solo il tempo ce lo dirà. In molti potreste pensare che dietro questa scelta ci siano studi di marketing e segreti ben particolari, ma la realtà è invece più scontata di quel che sembra.

La verità è che la tradizione di nominare ogni versione di Android con il nome di un dolce è nata per una battuta fatta da un dipendente durante la lavorazione di quello che sarebbe stato Android 1.5 Cupcake. La battuta è piaciuta al punto che si è deciso di continuare a nominare le varie versioni in ordine alfabetico scegliendo per l’occasione un nome di un dolce diverso. Anni dopo, con l’introduzione della versione 4.4 KitKat, il colosso di Mountain View ha spiegato che la scelta di nomi di dolci e caramelle risiede nel fatto che smartphone e tablet ci addolciscono la vita, rendendola più semplice.

Android KitKat è stata finora l’unica versione del robottino verde ad utilizzare il nome di un brand ben conosciuto. All’epoca Google stava lavorando al nome di Key Lime Pie, ma si decise di optare per una partnership con Nestlé poiché “pochissime persone conoscono effettivamente il sapore di una key lime pie”, ha dichiarato John Lagerling di Google.

In conclusione possiamo dunque dire che il tutto è nato per una battuta, e che la ragione dietro la scelta di Google è meno enigmatica del previsto. Quello che è nato come un gioco tra diversi dipendenti, è cresciuto fino a diventare la caratteristica principale di Android. Google non è la sola ad utilizzare nomi particolari per indicare una nuova versione di un software. La stessa Apple ha utilizzato per anni nomi di felini per indicare le varie versioni del suo OS X (Puma, Snow, Leopard, Lion, etc) senza rivelare una motivazione precisa.

Cosa succederà quando Android raggiungerà la lettera Z? Si ripartirà dalla lettera A, magari scegliendo un’altra categoria di nomi? Di sicuro non è una cosa di cui dobbiamo preoccuparci per adesso, di lettere da utilizzare e di caramelle da scartare ne abbiamo ancora parecchie! 😀